Orta San Giulio in breve: Questo borgo magico si trova sulle rive del Lago d'Orta, in Piemonte.
Nascosto tra vicoli medievali e giardini segreti, qui si trova Villa Crespi,
uno dei ristoranti più importanti d'Italia con 2 stelle Michelin.
La popolazione è di circa 1.200 abitanti, ma d'estate raddoppia grazie ai turisti
che scoprono i suoi piatti e i suoi panorami mozzafiato sul lago.
La cucina di Orta è raffinata, innovativa, radicata nella tradizione piemontese —
funghi porcini, tartufi, nocciole, carni pregiate e formaggi d'autore
sono gli ingredienti protagonisti dei piatti più celebri di questo angolo di Piemonte.
I ristoranti qui non cercano i riflettori — cercano la perfezione.
Il Lago d'Orta, con le sue acque limpide e i suoi panorami sul Monte Mottarone,
è il palcoscenico perfetto per una cena indimenticabile.
Orta San Giulio è una tappa imperdibile per chi visita il Piemonte —
un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, e dove il cibo è ancora fatto come una volta,
con ingredienti freschi del territorio e ricette tramandate da generazioni.
Tour Gastronomico di Orta San Giulio
Quattro tappe in un giorno: dalla colazione alla cena, i piatti da non perdere.
Le origini di Orta San Giulio risalgono al Medioevo, quando il borgo fu costruito
sulle rive del Lago d'Orta come centro di pesca e commercio.
Il nome deriva da San Giulio, il santo patrono dell'isola nel lago,
dove si trova la Basilica dedicata al santo — un capolavoro di arte romanica
che attrae pellegrini da secoli. Le prime notizie documentate risalgono al X secolo,
quando Orta era un importante centro di commercio del legno e del pesce del lago.
Il borgo antico, con i suoi vicoli stretti e le case in pietra che scendono verso il lago,
è un labirinto di profumi e sapori che si rivelano a ogni angolo.
I muri delle antiche abitazioni, ricoperti di edera e illuminati da lampade ad olio,
custodiscono segreti culinari tramandati di padre in figlio per generazioni.
Ogni vicolo ha il suo profumo: pane appena sfornato, sughi che sobbollono,
nocciole tostate che profumano l'aria nelle sere d'autunno.
Il Sacro Monte di Orta, patrimonio UNESCO dal 2003 insieme ai Sacri Monti
di Varallo, Crea, Varese e Ossuccio, è un complesso di 20 cappelle
dedicate a San Francesco d'Assisi che si arrampicano lungo il versante orientale
del monte che sovrasta il borgo. Fu voluto dal beato Bernardino Caimi nel 1390,
dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, e costruito nel corso di due secoli.
Le cappelle ospitano affreschi e terracotta di grande valore artistico,
ma per i food lover il Sacro Monte è importante anche per un altro motivo:
i sentieri che collegano le cappelle attraversano boschi di castagni e nocciole
dove, in autunno, si raccolgono i funghi porcini più pregiati del Piemonte.
Molti chef del borgo conoscono personally i percorsi dei raccoglitori
e ricevono le prime speculazioni di funghi freschissimi direttamente dai boschi del Sacro Monte.
Villa Crespi, la splendida villa liberty sul lungolago, ha una storia culinaria
che precede di molto l'arrivo di Antonino Cannavacciuolo. Costruita alla fine dell'Ottocento
dal farmacista crespiense Giovanni Motta, la villa fu per decenni una locanda rinomata
tra i viaggiatori del Grand Tour che percorrevano la Via Francisca, l'antica rotta
che collegava Milano a Roma attraverso le valli piemontesi e l'umbria.
Questo percorso, segnato da ospizi e conventi, portava i pellegrini a passare proprio
da Orta, dove la tradizione dell'accoglienza e della tavola buona era già radicata.
Quando Cannavacciuolo aprì qui il suo ristorante nel 2003, non fece che raccogliere
un'eredità culinaria lunga secoli, elevandola a livelli di eccellenza internazionale.
Oggi Villa Crespi è un punto di riferimento per la ristorazione italiana,
ma il suo legame con il territorio e le sue tradizioni resta più forte che mai.
La tradizione dei funghi porcini è il cuore pulsante della gastronomia di Orta.
I boschi del Monte Mottarone e delle colline circostanti producono ogni anno
una grande quantità di funghi porcini, tartufi neri e rossi, e funghi chiodini.
I ristoranti del borgo lavorano esclusivamente con funghi freschi raccolti nei boschi,
e i piatti sono semplici proprio perché la materia prima è talmente eccellente
che non ha bisogno di elaborazioni. Il risotto ai funghi porcini di Villa Crespi è un capolavoro
che ha reso celebre Orta in tutto il mondo — un piatto che celebra i sapori del bosco piemontese
in modo semplice e raffinato.
La coltivazione delle nocciole rappresenta un pilastro dell'economia e della cultura
alimentare di Orta e del Novarese. Le nocciole Tonda Gentile delle Alpi Piemontesi, IGP,
trovano in queste colline il terreno ideale: suoli vulcanici, altitudine moderata,
brevi estati calde e inverni freddi creano le condizioni perfette per sviluppare
quel sapore intenso e quella consistenza croccante che rendono la Tonda Gentile
la nocciola più appreziata al mondo. In autunno, i sentieri che circondano il lago
si riempiono di raccoglitori che cercano le nocciole cadute sotto gli alberi secolari.
Le latterie sociali del territorio lavorano queste nocciole per produrre torrone,
crema spalmabile, gelato e la celebre torta di nocciole che chiude
ogni pasto nei ristoranti del borgo. La raccolta, che avviene tra settembre e ottobre,
è ancora oggi un evento comunitario che coinvolge intere famiglie.
Una particolarità che contraddistingue Orta è la tradizione della torta di nocciole:
un dolce che celebra una delle materie prime più importanti del Piemonte.
Le nocciole Tonda Gentile delle Alpi Piemontesi, IGP, vengono raccolte nei boschi
attorno al Lago d'Orta e lavorate fresche per preparare questa torta deliziosa.
La tradizione della torta di nocciole a Orta risale al XIX secolo,
quando le massaie del borgo la preparavano per le feste patronali e le occasioni speciali.
Oggi, la torta di nocciole è il dolce più ordinato nei ristoranti del centro,
e non c'è turista che non ne porti a casa un pezzo come souvenir.
Le feste popolari di Orta sono strettamente legate al cibo.
Durante la festa del patrono San Giulio, il 31 gennaio, le strade si riempiono
di bancarelle che offrono caldarroste, polenta e dolci tradizionali.
D'estate, le feste sul lungomare diventano occasioni per gustare pesce del lago
accompagnato da un bicchiere di Nebbiolo. La sagra del fungo porcino,
che si tiene a settembre, richiude migliaia di visitatori da tutto il Piemonte —
i funghi vengono cucinati in centinaia di modi diversi: in risotto, in padella, al forno,
in stuffing, e persino nei dolci. È in queste occasioni che si comprende appieno
il legame indissoluble tra Orta, i boschi e il cibo.
La pesca sul Lago d'Orta ha radici antichissime: già in epoca romana
le acque limpide del lago erano famose per la qualità dei suoi pesci,
in particolare la trota marmorata e il lavareto, un piccolo crostaceo endemico
che oggi è diventato raro e pregiatissimo. I pescatori del borgo utilizzano ancora
le tradizionali reti a traino e le tamiele, le characteristiche barche piatte
che hanno navigato queste acque per secoli. Il pesce del lago, servito semplice
alla griglia o in acqua pazza, è un ingrediente fondamentale della cucina ortese
e rappresenta il legame più direct tra il borgo e la sua natura lacustre.
Il risotto ai funghi porcini di Villa Crespi è un capolavoro di equilibrio:
Carnaroli cremoso, funghi freschi di stagione, burro mantecato e un tocco di tartufo.
Un piatto che celebra i sapori del bosco piemontese.
Il riso Carnaroli viene tostato in padella con burro e cipolla,
poi sfumato con vino bianco e cotto lentamente con brodo di funghi freschi.
Il segreto sta nella qualità dei funghi porcini, che vengono raccolti nei boschi
del Monte Mottarone e lavorati ancora freschi. Il risotto viene mantecato con burro
e parmigiano grattugiato, poi servito con una spolverata di tartufo nero del Piemonte —
un tocco di lusso che esalta il sapore dei funghi in modo straordinario.
A €35-45, è un primo piatto che vale ogni centesimo — la qualità degli ingredienti è tale
che basta poco per esaltarne il sapore. Villa Crespi, con le sue 2 stelle Michelin,
ha reso celebre questo piatto in tutto il mondo.
L'abbinamento ideale è un Nebbiolo d'Alta Langa o un Barbera d'Asti,
che bilancia la cremosità del risotto con le sue note fruttate e la sua tannicità elegante.
Il risotto ai funghi porcini è un piatto che si mangia soprattutto in autunno,
quando i funghi sono al loro apice e i boschi profumano di terra e pioggia.
È un'esperienza culinaria che racconta la tradizione della terra piemontese —
un piatto semplice ma straordinario, come tutti i grandi classici della cucina italiana.
€35-45
Primo
Vegetariano
Villa Crespi
Risotto ai porcini · €40
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La faraona (guinea fowl) alla griglia è uno dei piatti firm di Antonino Cannavacciuolo:
croccante fuori, succosa dentro, servita con un contorno di verdure di stagione del lago.
La faraona viene allevata nelle campagne attorno al Lago d'Orta,
e il suo sapore è più intenso e complesso rispetto al pollo tradizionale.
La carne di faraona ha una texture più compatta e un sapore selvatico
che richiama i boschi e le colline piemontesi — è un animale che si muove in libertà,
becca erba e insetti, e questo si riflette nella qualità della carne.
Da Cannavacciuolo, la faraona viene marinata per ore in erbe del giardino —
rosmarino, timo, alloro — prima di essere cotta sulla brace di faggio,
un legno che dà alla carne un lieve sentore affumicato impossibile da replicare.
A Villa Crespi, la faraona viene cotta lentamente sulla brace di legna,
con un solo filo d'olio e una spolverata di sale grosso.
Il segreto è nella cottura lenta e nel legno di faggio bruciato,
che dà alla carne quel sapore affumicato impossibile da replicare.
A €40-55, è un secondo piatto che vale ogni centesimo — la qualità della faraona è tale
che basta poco per esaltarne il sapore.
I contorni sono verdure di stagione del lago — fagiolini, zucchine, pomodorini —
che bilanciano la ricchezza della carne con la loro freschezza.
Il piatto viene servito su un tagliere di legno con una salsina preparata
con il fondo di cottura, ridotto con vino bianco e burro freddo — una tecnica
che richiede precisione e che conferisce al piatto un'eleganza raffinata.
La faraona alla griglia è un piatto che racconta la tradizione della terra piemontese —
un animale allevato in libertà, cucinato con semplicità e rispetto per l'ingrediente.
A Villa Crespi, la faraona viene servita con un bonito di verdure del lago
e una salsina preparata con il fondo di cottura — un piatto che unisce terra e lago
in modo perfetto. L'abbinamento ideale è un Barolo o un Barbaresco,
che bilancia la ricchezza della carne con le sue note di frutti di bosco e spezie.
Per chi preferisce vini bianchi, un Timorasso dei Colli Tortonesi,
con la sua struttura e complessità, è un abbinamento sorprendente e delizioso.
€40-55
Secondo
Villa Crespi
Faraona alla griglia · €48
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La torta di nocciole Tonda Gentile del Piemonte è il dolce che chiude perfettamente un pasto a Villa Crespi.
Croccante, profumata, con nocciole IGP tostate e un cuore morbido.
La Tonda Gentile è una varietà di nocciola esclusiva del Piemonte,
con un sapore intenso e una consistenza croccante che la rende unica al mondo.
A €15-20, è un dolce che vale ogni centesimo — un pezzo di tradizione piemontese.
La torta viene preparata con farina di nocciole IGP, zucchero, uova e burro fresco.
Le nocciole vengono tostate a bassa temperatura per esaltarne il sapore,
poi frantumate e impastate con gli altri ingredienti. La cottura nel forno a bassa temperatura
dà alla torta quella consistenza perfetta: croccante fuori, morbida dentro,
con un profumo di nocciole che riempie la stanza.
I ristoranti del centro la servono con un cucchiaino di gelato alla vaniglia
o con una schiuma di mascarpone — un abbinamento perfetto che esalta il sapore delle nocciole.
La tradizione della torta di nocciole a Orta risale al XIX secolo,
quando le massaie del borgo la preparavano per le feste patronali e le occasioni speciali.
Oggi, la torta di nocciole è il dolce più ordinato nei ristoranti del centro,
e non c'è turista che non ne porti a casa un pezzo come souvenir.
I productori locali offrono anche corsi di pasticceria dove si impara a preparare la torta —
un'esperienza unica che unisce la tradizione e la manualità della pasticceria piemontese.
€15-20
Dolce
Vegetariana
Villa Crespi
Torta di nocciole · €18
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Il vitello tonnato è un classico della tavola piemontese che a Orta trova
una delle sue interpretazioni più raffinate. Fettine sottili di vitello di razza piemontese,
cotto lentamente e servito con una crema di tonno, acciughe e capperi.
È un piatto che racconta l'incontro tra terra e mare, tra la tradizione piemontese
e i sapori del Mediterraneo che arrivavano lungo le rotte commerciali.
A Villa Crespi, il vitello tonnato viene preparato con vitello allevato in libertà
nelle valli circostanti, cotto a bassa temperatura e lasciato riposare per ore
nella sua marinata prima di essere affettato sottilissimo.
La crema di tonno è il cuore del piatto: tonno di qualità, acciughe di Cetara,
capperi di Pantelleria, tutto amalgamato con olio extravergine d'oliva e un tocco
di succo di limone. Il segreto sta nell'equilibrio tra i sapori — il tonno non deve dominare,
le acciughe devono dare profondità, i capperi devono aggiungere quel tocco piccante
che sveglia il palato. A €22-30, è un antipasto o un primo piatto che rappresenta
l'eleganza della cucina piemontese in modo impeccabile.
Il vitello tonnato si mangia tradizionalmente fresco, mai caldo,
ed è perfetto nelle calde giornate estive quando il lago profuma di sudorazione e di pesce.
In Piemonte, il vitello tonnato è un piatto che non può mancare nelle occasioni speciali.
A Orta, i ristoranti del borgo lo preparano con una ricetta che si tramanda da secoli,
apportando lievi modifiche per esaltare la qualità degli ingredienti locali.
L'abbinamento ideale è un Arneis o un Roero Arneis,
vini bianchi piemontesi che con la loro freschezza e mineralità bilanciano
la ricchezza della crema di tonno e la delicatezza del vitello.
È un piatto che racconta la storia del Piemonte — una terra di confine
dove le influenze del nord e del sud si incontrano e si fondono nella tavola.
€22-30
Antipasto
Villa Crespi
Vitello tonnato · €26
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Il bollito misto piemontese è uno dei grandi classici della cucina del nord Italia,
e a Orta assume una connotazione particolare grazie alla qualità delle carni locali.
Un mix di pezzi — bollito di manzo, cappello del prete, lingua, polpettone —
cotti lentamente in un brodo profumato con erbe del territorio per diverse ore.
Il bollito misto è un piatto della tradizione contadina piemontese,
nato come modo per utilizzare ogni parte dell'animale e trasformarla in un pasto
ricco e nutriente. A Orta, la tradizione del bollito misto è particolarmente sentita
nelle feste invernali, quando il freddo del lago rende necessari piatti sostanziosi.
Il segreto del bollito misto è nella cottura lenta e nel brodo: ogni pezzo
ha il suo tempo di cottura, e il cuoco esperto sa quando inserire e quando estrarre
ogni taglio per ottenere la consistenza perfetta. Il brodo viene preparato
con sedano, carote, cipolle, alloro, chiodi di garofano e una spolverata
di pepe in grani. A Villa Crespi, il bollito misto viene servito con
la bagnet verd — una salsa verde fatta con prezzemolo, aglio, acciughe e capperi —
e la bagnet ross — una salsa di peperoni rossi arrostiti e pomodori.
A €28-35, è un secondo piatto che rappresenta l'anima più autentica
della cucina piemontese — un piatto semplice ma straordinario nella sua complessità.
Il bollito misto è un piatto che si mangia soprattutto nei mesi freddi,
da ottobre a marzo, quando il corpo chiede calore e sostanza.
L'abbinamento ideale è un Barbera d'Asti o un Dolcetto di Dogliani,
vini rossi piemontesi che con la loro acidità e morbidezza bilanciano
la ricchezza delle carni bollite. A Orta, il bollito misto viene spesso
accompagnato da una polenta cremosa preparata con farina di mais macinata a pietra,
un contorno che completa il piatto e lo rende ancora più autentico.
È un piatto che racconta la storia della cucina di resistenza piemontese —
una tradizione che ha saputo trasformare le parti meno nobili dell'animale
in un capolavoro di sapori e consistenze.
€28-35
Secondo
Villa Crespi
Bollito misto · €32
Vedi Menu
Gli gnocchi al ragù sono il piatto della domenica piemontese per eccellenza:
gnocchi di patate morbidi e soffici, conditi con un ragù di carne macinata
cotto lentamente con pomodoro, vino rosso e spezie. A Orta, gli gnocchi vengono
preparati con patate locali, cotte al forno per perdere l'umidità
e poi passate machines per ottenere un impasto liscio e omogeneo.
La tradizione vuole che gli gnocchi vengano fatti a mano, uno a uno,
con un movimento rapido e preciso che richiede anni di pratica.
I migliori gnocchi sono quelli che si sciolgono in bocca,
leggeri come nuvole, con una consistenza a metà tra la morbidezza e la resistenza.
Il ragù piemontese è diverso dal ragù bolognese: è più denso, più concentrato,
con un sapore più profondo e complesso. La carne viene cotta per ore
con pomodoro San Marzano, vino Barbera, cipolle, carote, sedano,
e un mix di spezie segreto che ogni famiglia custodisce gelosamente.
A Villa Crespi, il ragù viene preparato con un mix di carne di manzo e maiale,
macinata grossolanamente per mantenere la consistenza, e cotto per almeno quattro ore
a fuoco lentissimo. A €16-22, è un primo piatto che rappresenta
l'essenza della cucina piemontese — un piatto della domenica,
un piatto della famiglia, un piatto che parla al cuore.
Gli gnocchi al ragù sono un piatto che si mangia soprattutto d'inverno,
quando il corpo chiede calore e comfort food. L'abbinamento ideale
è un Nebbiolo d'Alta Langa o un Barbera d'Alba,
vini rossi piemontesi che con la loro struttura e complessità bilanciano
la ricchezza del ragù e la morbidezza degli gnocchi.
A Orta, gli gnocchi al ragù vengono spesso serviti con una spolverata
di Parmigiano Reggiano grattugiato fresco e un filo d'olio extravergine d'oliva —
un tocco finale che esalta i sapori del piatto e lo rende ancora più invitante.
È un piatto che racconta la storia della cucina casalinga piemontese —
una tradizione che ha saputo trasformare ingredienti semplici
in un capolavoro di sapori e consistenze.
€16-22
Primo
Villa Crespi
Gnocchi al ragù · €18
Vedi Menu
Consigli per Mangiare a Orta San Giulio
- Prenota sempre per la cena, soprattutto d'estate
- Chiedi al cameriere cosa c'è di fresco oggi
- I prezzi indicati sono indicativi e possono variare
- Porta pazienza: la cucina buona non si può accelerare
L'Isola San Giulio, che si erge al centro del Lago d'Orta come una sentinella di pietra,
è conosciuta come "l'isola del silenzio". L'unico modo per raggiungerla è in barca,
e una volta sbarcati, i visitatori trovano un mondo dove il tempo sembra essersi fermato.
L'isola ospita l'abbazia benedettina del XII secolo e un percorso di meditazione
con dieci lapidi che invitano alla riflessione. Ma per i food lover, l'isola ha una sorpresa:
nel piccolo ristorante dell'abbazia si serve un menu vegetariano preparato con erbe
raccolte direttamente nell'orto monastico, un'esperienza unica che unisce spiritualità e cucina.
Le erbe aromatiche — rosmarino, salvia, timo, lavanda — crescono rigogliose nei giardini
dell'abbazia e profumano l'aria dell'isola con un'intensità che si respira ancora
prima di toccare terra.
I pescatori del Lago d'Orta utilizzano ancora oggi la tradizionale tecnica della "lucciola",
un metodo di pesca notturno che consiste nell'attrarre i pesci con una luce
posizionata sopra l'acqua. Questa tecnica, che risale al Medioevo, era utilizzata
principalmente per catturare le trote e i lavareti che popolano le acque del lago.
Oggi, la pesca alla lucciola è più un rituale che una pratica commerciale,
ma i pescatori più anziani la continuano per mantenere viva una tradizione
che ha caratterizzato la vita del borgo per secoli. Il lavareto, in particolare,
è un piccolo crostaceo endemico del Lago d'Orta che viene servito fritto
con un velo di farina — un antipasto leggero e delicato che racconta
la storia millenaria della pesca sul lago.
L'autunno a Orta è la stagione più importante per i food lover:
è il momento della raccolta dei funghi porcini e delle nocciole, ma anche
del tartufo nero del Piemonte, che cresce nei boschi di querce e faggi
che circondano il Lago d'Orta. La stagione del tartufo va da ottobre a dicembre,
e i raccoglitori di tartufi — i tartufai — percorrono i boschi con i loro cani addestrati
per cercare questo "diamante nero della cucina". Il tartufo nero del Piemonte,
grow sull'appennino e sulle Alpi, ha un sapore terroso e complesso
che esalta ogni piatto — dal risotto alla frittata, dalla carne alla pasta fresca.
A Orta, il tartufo viene spesso servito in taggedli con burro e parmigiano,
un piatto semplice che esalta la qualità del tartufo in modo impeccabile.
Una curiosità poco nota è che il Lago d'Orta è l'unico lago italiano
a ospitare una specie endemica di pesci: il lavareto (galanella), un piccolo pesce
che può raggiungere i 12 cm e che vive esclusivamente in queste acque.
La presenza del lavareto è un indicatore della qualità ecologica del lago,
le cui acque sono tra le più pulite d'Italia. I ristoranti del borgo
servono il lavareto fritto, croccante e leggero, accompagnato da un bicchiere
di bianco fresco — un'esperienza culinaria che non si trova in nessun altro luogo al mondo.
Come arrivare: Orta San Giulio è raggiungibile in auto da Milano in circa un'ora
seguendo l'autostrada A26 direzione Gravellona Toce, poi uscita Orta-Miasino.
In treno, la stazione più vicina è Orta-Miasino, raggiungibile con i regionali
da Milano Centrale con un cambio a Novara. Dalla stazione, un autobus
collega Orta San Giulio in circa 15 minuti. Per chi preferisce muoversi in barca,
è possibile raggiungere Orta anche dal Lago Maggiore, navigando lungo il Canale di Verezzo.
Quando visitare: La stagione migliore per visitare Orta San Giulio è da maggio a ottobre,
con i mesi estivi che offrono il clima più mite e le giornate più lunghe.
Settembre e ottobre sono i mesi ideali per i food lover: la sagra del fungo porcino,
la raccolta delle nocciole e il tartufo nero rendono questi mesi un paradiso
per gli amanti della buona cucina. L'inverno, sebbene freddo, ha il suo fascino:
il borgo si svuota dei turisti e ritrova la sua anima autentica,
con le trattorie che servono piatti caldi e sostanziosi come il bollito misto
e la polenta concia. A Natale, il mercatino sul lungolago regala atmosfere
indimenticabili tra luci, profumi di caldarroste e vino caldo.
Dove dormire: Orta San Giulio offre diverse opzioni di alloggio,
dalle hotel sul lungolago con vista panoramica sul monte, ai B&B nel centro storico,
fino alle case vacanze nelle colline circostanti. Per un'esperienza unica,
è possibile soggiornare nei pressi del Sacro Monte, dove alcuni agriturismi
offrono camere con vista sul lago e menus basati su ingredienti a km zero.
I prezzi variano da €80 a €200 a notte per una camera doppia,
con picchi nei mesi estivi e nei weekend. È consigliabile prenotare con anticipo
soprattutto per i weekend di settembre e ottobre, quando le sagre alimentari
attirano visitatori da tutta Italia.
Cosa vedere oltre il cibo: Oltre ai ristoranti e alle tradizioni culinarie,
Orta San Giulio offre attrattive uniche. Il Sacro Monte, con le sue 20 cappelle
e i sentieri panoramici, è un'escursione imperdibile. L'Isola San Giulio,
raggiungibile in barca dal lungolago, è un'esperienza di silenzio e bellezza.
Il borgo antico, con i suoi vicoli e le sue piazze, si esplora meglio a piedi,
perdersi tra le botteghe artigiane e i caffè storici. Il Museo Civico di Palazzo Toro,
ospitato in un palazzo nobiliare del XVII secolo, racconta la storia del borgo
attraverso dipinti, arredi e oggetti della tradizione locale.
Per gli amanti della natura, il Monte Mottarone offre sentieri escursionistici
con panorami spettacolari sul Lago d'Orta, sul Lago Maggiore e sulle Alpi.